PROGETTI DI PREVENZIONE ONCOLOGICA.

La direzione scientifica del laboratorio, consapevole della fondamentale importanza  della prevenzione nelle malattie oncologiche, ha predisposto tre progetti dedicati alla prevenzione oncologica intestinale, alla prevenzione oncologica maschile ed alla prevenzione oncologica femminile.

Questi tre progetti, mediante la ricerca dei markers tumorali specifici, sono in grado di guidare il paziente attraverso un programma di diagnosi precoce che consente di ridurre la necessità di ripetuti accertamenti ecografici e bioptici.

 

 

 

       

I tumori della prostata
La prostata può essere la sede di malattie infiammatorie, ma anche di tumori maligni. Tra di essi l’adenocarcinoma prostatico. Ce ne parla il professor Pierpaolo Graziotti, Responsabile dell’Unità Operativa di Urologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
“Il carcinoma della prostata ha un riscontro elevato con il crescere dell’età – arriva al 50-60 % dei casi intorno alla 7° decade di vita – ed è la seconda causa di morte per tumore nel maschio e la prima dopo i 65 anni con un’incidenza annua, in Italia, di 12 casi ogni 100.000 abitanti.
Tra i fattori di rischio che ne favoriscono l’insorgenza, vanno ricordati l'appartenenza alla razza negra (oltre il 30 percento di incidenza in più rispetto alle altre razze) e la familiarità. Sembra inoltre che il consumo di grassi animali possa incrementare il rischio. Quale misura preventiva si raccomanda l’assunzione di frutta, verdura e cereali.”
Quanto alla diagnosi precoce della malattia, risultati promettenti sono stati ottenuti con un esame clinico della prostata ed il dosaggio del PSA. La sintomatologia di un carcinoma prostatico è quasi sempre del tutto assente. Per la diagnosi ci si affida alla esplorazione rettale e al dosaggio del PSA/PSA free: quando questo raggiunge determinati valori, in base all’età del paziente, alle dimensioni della prostata e ad un eventuale diagramma di crescita nel tempo, è opportuna una biopsia ecoguidata della ghiandola.
 
I tumori del colon-retto
Il carcinoma colon-rettale (CCR) è una delle patologie oncologiche più temute e più diffuse. A illustrarci la situazione è il professor Antonio Catona, Primario di Chirugia Generale e Mininvasiva presso la Fondazione Maugeri diPavia: “Secondo i dati dell’OMS, nel 2000, l’incidenza del cancro del colon-retto negli uomini è stata del 6,4 %. In Italia ogni anno sono diagnosticati 30-50 casi di tumori del colon-retto ogni 100.000 abitanti ma, fortunatamente, negli ultimi anni si sta registrando un calo sia dell’incidenza sia della mortalità”.
L’insorgenza del CCR è legata a molteplici cause. “Più che di cause specifiche si può parlare di fattori di rischio”, precisa il professor Catona, “e possono essere dietetici, clinici ed ereditari. Un’alimentazione ricca di grassi e proteine animali sembra favorirne l’incidenza, così come un eccessivo consumo di alcol. Da un punto di vista clinico, il tumore può originare da un polipo adenomatoso che in circa l’1 % dei casi evolve verso un tumore maligno.Tuttavia si sa ancora poco a riguardo. Infine, esiste una minoranza di casi di carcinoma del colon-retto a chiara trasmissione ereditaria, correlata a poliposi adenomatosa familiare o alla sindrome di Lynch”.
“Per individuare il tumore in una fase precoce”, continua l’esperto, “o addirittura per prevenirne l’insorgenza, è consigliabile effettuare periodicamente esami quali la ricerca di sangue occulto nelle feci, a partire dai 50 anni, o la rettosigmoidoscopia. Nei soggetti invece ad alto rischio, quali quelli con sindromi genetiche o familiarità, è necessario ricorrere alla colonscopia totale. Una volta dimostrata la presenza del tumore”, spiega il professor Catona, “la scelta del trattamento più indicato, tra chirurgia, chemioterapia, radioterapia, dipende dallo stadio della malattia. Ovviamente, la prognosi è migliore quanto più il tumore è diagnosticato e rimosso precocemente”.


Carcinoma mammario

Il tumore al seno (o carcinoma della mammella) è una patologia molto diffusa. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 38.000 casi e si verificano circa 11.000 decessi per questa malattia.

Una donna su 8 ha la probabilità teorica di ammalarsi di tumore al seno nel corso della vita.

L'incremento nell'incidenza di questa patologia riscontrato negli ultimi anni può essere attribuito a diversi fattori, legati a cambiamenti nelle scelte riproduttive (per esempio un minor numero di figli per donna, in media), ma anche a un miglioramento delle tecniche di diagnosi. Tuttavia, metodi di diagnosi più efficienti e una maggiore consapevolezza dei rischi hanno anche ampliato le possibilità di cura e incrementato la sopravvivenza delle pazienti.

I fattori predisponenti più importanti sono:

- età avanzata (più di 65 anni);

- menopausa tardiva (a 55 anni o dopo);

- storia familiare di cancro al seno, in particolare nel caso in cui a uno o più parenti di primo grado (madre, sorella o figlia) sia stato diagnosticato il tumore in età precoce;

- consumo eccessivo di alcol;

- avere il primo figlio dopo i 30 anni o non avere portato a termine alcuna gravidanza;

- essere state sottoposte di recente a una terapia ormonale a base di soli estrogeni o a una terapia di sostituzione ormonale a base di estrogeni e progestina;

- menarca precoce (prima mestruazione prima dei 12 anni d'età);

- obesità dopo la menopausa.

Tra i tumori femminili, quello al seno è al primo posto per frequenza ma è anche fra quelli che possono essere diagnosticati precocemente. Oggi, circa l'80-90% delle donne con un tumore di piccole dimensioni e senza linfonodi colpiti può guarire definitivamente.

 

Carcinoma ovarico

In Italia il tumore dell’ovaio colpisce circa 4000 persone ogni anno.
In Europa rappresenta il 5 per cento di tutti i tumori del sesso femminile.
È più frequente nella popolazione caucasica, nei paesi dell'Europa nord occidentale e negli USA, assai meno frequente nei paesi asiatici, africani, sudamericani.

 

Tipologie
A parte i tumori benigni, come la cisti ovarica, i tumori maligni dell'ovaio sono di tre tipi: tumori epiteliali, tumori germinali e tumori stromali.
I tumori epiteliali originano dalle cellule epiteliali che rivestono superficialmente le ovaie. Essi costituiscono più del 90 per cento delle neoplasie ovariche maligne.
I tumori germinali originano dalle cellule germinali (quelle che danno origine agli ovuli), essi rappresentano il 5 per cento circa delle neoplasie ovariche maligne, sono pressoché esclusivi dell'età giovane (infanzia, adolescenza).
I tumori stromali originano dallo stroma gonadico (tessuto di sostegno dell'ovaio) e sono costituiti da elementi orientati sia in senso femminile che maschile. In teoria costituiscono un gruppo facilmente diagnosticabile dato che alla sintomatologia comune a tutti i tumori ovarici uniscono effetti ormonali. La maggior parte di questi tumori sono caratterizzati da una malignità di basso grado. Essi rappresentano il 4 per cento circa delle neoplasie ovariche maligne.

Sintomi
Il tumore dell’ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali.
Solo quando le dimensioni sono critiche si possono avere: un rigonfiamento della parte inferiore dell'addome, un senso di pesantezza/tensione, una vaga dolenzia addomino-pelvica e modifiche della motilità intestinale.

Diagnosi
La diagnosi si fa mediante l'esame pelvico ossia la visita ginecologica e la palpazione dell'addome.
Nella valutazione clinica sono importanti l'età della paziente, le dimensioni e la consistenza delle ovaie.
In linea generale, l'esame pelvico, la determinazione del livello del CA-125 e l'ecografia transvaginale offrono qualche possibilità di una diagnosi precoce del carcinoma ovarico.
Questo approccio è consigliabile nel piccolo numero di soggetti con cancro dell’ovaio di tipo famigliare e va eseguito ogni sei mesi a partire dall'età di 30-35 anni.

 

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