HPV (Human Papilloma Virus)

HPV (Human Papilloma Virus)

 

Lo stato attuale delle conoscenze

 

L' HPV (Human Papilloma Virus) è responsabile di varie lesioni, comunemente note sotto il nome di condilomi, che si possono riscontrare a livello dell' apparato genitale inferiore femminile, nonchè a livello genitale maschile.

Il carcinoma della cervice uterina continua a rappresentare un importante problema sanitario: a livello mondiale è il secondo tumore maligno della donna. Esistono tuttavia rilevanti differenze geografiche di incidenza del carcinoma cervicale, legate soprattutto alla diversa diffusione di programmi di screening organizzati per la sua prevenzione.

Il carcinoma cervicale è il primo cancro ad essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile ad un’infezione. Il carcinoma della cervice è, infatti, causato dall’infezione genitale da virus del papilloma umano (HPV). A tutt’oggi sono stati identificati più di 120 genotipi di HPV che infettano l’uomo e tra questi, 40 sono associati a patologie del tratto ano-genitale, sia benigne che maligne. I diversi tipi di HPV vengono, infatti, distinti in basso e alto rischio di trasformazione neoplastica. I genotipi a basso rischio sono associati a lesioni benigne come i condilomi ano-genitali, mentre quelli ad alto rischio sono associati al cancro cervicale oltre che ad altri tumori del tratto ano-genitale, come per esempio il carcinoma del pene, della vulva, della vagina e dell’ano.

I genotipi virali ad alto rischio più frequentemente implicati nel carcinoma cervicale sono il 16, cui viene attribuito circa il 60% di tutti i casi di questa patologia neoplastica, seguito dal 18, responsabile di circa il 10% dei casi. Pertanto, complessivamente, circa il 70% di tutti i carcinomi cervicali sono associati alla presenza di HPV 16 o 18.

L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione: si stima, infatti, che oltre il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus HPV, con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino a 25 anni di età. La storia naturale dell’infezione è fortemente condizionata dall’equilibrio che si instaura fra ospite e agente infettante. Esistono infatti tre possibilità di evoluzione dell’infezione da HPV: regressione, persistenza e progressione.

La maggior parte (70-90%) delle infezioni da papillomavirus è transitoria, perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno .La persistenza dell’infezione virale è invece la condizione necessaria per l’evoluzione verso il carcinoma. L’acquisizione di un genotipo virale ad alto rischio aumenta la probabilità di infezione persistente. In questo caso, si possono sviluppare lesioni precancerose che possono poi progredire fino al cancro della cervice. La probabilità di progressione delle lesioni è correlata anche ad altri fattori, quali l’elevato numero di partner sessuali, il fumo di sigaretta, l’uso a lungo termine di contraccettivi orali e la co-infezione con altre infezioni sessualmente trasmesse.

Generalmente il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa cinque anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni. Per questo la prevenzione del carcinoma è basata su programmi di screening, che consentono di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma.

In questo panorama, si inserisce il programma di sviluppo di vaccini per la prevenzione primaria dell’infezione da HPV.

I vaccini sono stati valutati a partire dai 9 anni di età. La vaccinazione prima dell’inizio dei rapporti sessuali è particolarmente vantaggiosa perché induce un’efficace protezione prima di un eventuale contagio con HPV. Dai dati finora pubblicati emerge, infatti, che i vaccini  inducono una risposta immune in oltre il 90% delle vaccinate. Nei 4-5 anni successivi alla vaccinazione, il vaccino

previene praticamente il 100% dei casi di displasia cervicale causati dai HPV 16 e 18, che si stima siano responsabili del 70% dei carcinomi cervicali).

 

 

 

Notizie in breve

 

Come si trasmette l’HPV

L' HPV si trasmette prevalentemente con l'attività sessuale. Oggi si ritiene che l'infezione da HPV sia una delle più comuni malattie sessualmente trasmesse. La sua massima incidenza si ha nelle persone di età compresa tra i 20 e i 40 anni. E' anche nota la possibilità di trasmissione dell'HPV mediante oggetti (ad esempio biancheria) che siano venuti a contatto con persone infette.

 

Cosa provoca l’HPV

Le manifestazioni dell'HPV possono essere variabili a seconda dei distretti anatomici interessati. Le lesioni che si sviluppano a livello della cute perineale e perianale e quelle che si sviluppano a carico di vulva e vagina sono visibili a occhio nudo (vengono pertanto definite lesioni condilomatose clinicamente evidenti) e vanno sotto il nome di condilomi. Questi hanno l'aspetto di lesioni rilevate, verrucose, di dimensioni variabili, singole o plurime.

A livello del collo dell'utero solitamente le lesioni di tipo condilomatoso non sono visibili ad occhio nudo, ma per essere riconosciute richiedono l'esame colposcopico. Spesso a livello del collo dell'utero le lesioni da HPV si associano a lesioni di tipo displasico (CIN o Neoplasia Cervicale Intraepiteliale, oppure SIL o Lesione Intraepiteliale Squamosa). La condilomatosi a livello cervicale per il fatto di non essere visibile ad occhio nudo viene definita sub-clinica.


 
Come si diagnostica una infezione da HPV

Alla diagnosi di infezione da HPV si può giungere attraverso diverse metodiche.

 

Diagnosi clinica

Le lesioni che si sviluppano a livello della cute perineale e perianale, che vanno sotto il nome di condilomi, sono riconoscibili a occhio nudo in occasione della visita ginecologica. Per una loro più accurata valutazione è di aiuto la vulvoscopia (esami della vulva con l' ausilio del colposcopio).

 

Pap-test e Colposcopia

Le lesioni da HPV localizzate sul collo dell'utero non sono visibili ad occhio nudo, ma possono essere identificate con altri mezzi: PAP-test (citologia), colposcopia, biopsia, immunoistochimica.
Il Pap-test permette di identificare i coilociti. Vanno sotto questo nome le cellule cervicali che manifestano all'esame microscopico delle alterazione dovute all' azione del virus HPV. Inoltre il Pap-test segnala se oltre alla coilocitosi sono presenti cellule di tipo displasico (displasie, oppure CIN, oppure SIL).

La colposcopia permette di valutare sul collo dell’utero l'esistenza e la localizzazione delle lesioni segnalate dal Pap-test e quindi consente di individuare con precisione la sede su cui effettuare una biopsia mirata che porterà, con l' esame istologico, alla diagnosi definitiva.


Test HPV

Si tratta di un test che permette di rilevare la presenza del virus HPV prima ancora che le cellule del collo dell'utero presentino alcun cambiamento visibile. Questo test consente pertanto di identificare con grande anticipo le donne a rischio di cancro del collo dell'utero.
Un test HPV positivo non vuol dire che una donna svilupperà un cancro della cervice uterina, ma fornisce ulteriori informazioni su potenziali rischi e raccomanda quindi di effettuare controlli più accurati. E’ quindi possibile riconoscere in anticipo qualsiasi segno di sviluppo della malattia con conseguente possibilità di fare un trattamento efficace.
Per effettuare il test HPV, si preleva un campione di cellule dal collo dell’utero allo stesso modo che per il Pap test. Il campione viene quindi immerso in un liquido per essere poi trasportato al laboratorio dove verrà analizzato.
 Dal punto di vista pratico il test HPV può particolarmente essere utile nelle seguenti condizioni:

1- come integrazione nello screening di donne con più di 35 anni. Infatti oltre questa età è molto probabile che la presenza di virus HPV al alto rischio sia indicativa di infezione persistente ad alto rischio di degenerazione verso lesioni gravi del collo.

2- quando si hanno risposte del Pap-test dubbie o lievemente alterate le cui cause, a volte, non sono chiare nemmeno con la colposcopia e la cui possibile evoluzione non è prevedibile.

3- per un controllo nel tempo (il cosiddetto follow up) di donne che hanno ricevuto trattamenti medici o chirurgici per lesioni del collo. In questo caso il test HPV è indispensabile per valutare la possibile persistenza dell' infezione virale con possibilità di recidiva della malattia.

 

Terapia

La terapia delle lesioni da HPV sarà variabile secondo il tipo e la sede delle lesioni da trattare.
I condilomi presenti a livello di perineo, vulva e vagina vanno distrutti mediante diatermocoagulazione con elettrobisturi o mediante vaporizzazione con laser. In occasione del trattamento è opportuno prelevare qualche condiloma da sottoporre ad esame istologico per una conferma della diagnosi.
Per quanto riguarda le lesioni a livello del collo dell'utero è determinante l' eventuale associazione di una displasia ed il grado di quest' ultima (lieve, moderata o grave). Nel trattamento di queste lesioni è sempre raccomandabile poter effettuare l'esame istologico di tutta la lesione asportata. Pertanto sono sconsigliati quei metodi di trattamento che mirano alla distruzione della lesione (diatermocoagulazione o vaporizzazione laser) senza possibilità di esame istologico. Sono invece da preferire quei trattamenti che consistono nella escissione di tutta la lesione (ansa diatermica, conizzazione o laser-conizzazione) e possibilità quindi di un suo esame istologico.

 

Prevenzione

Essendo l'HPV trasmesso il più delle volte attraverso l’attività sessuale, la prevenzione si basa su un comportamento sessuale attento nel prevenire ogni genere di infezioni. In particolare si raccomanda l'uso del profilattico in occasione di rapporti sessuali con persone infette e in caso di rapporti sessuali occasionali.

 

Vaccino

Da alcuni anni è disponibile un nuovo vaccino efficace nella protezione verso il virus HPV e quindi utile nella prevenzione del cancro del collo dell'utero.
E' ormai noto che il virus HPV può essere responsabile di lesioni a livello del collo dell'utero (displasie) in grado di evolvere nel corso degli anni verso il cancro del collo dell'utero.
Il vaccino è in grado di prevenire totalmente l’insorgenza di queste patologie ma anche di quelle causate dai tipi di Papillomavirus Umano 6 e 11, responsabili delle lesioni di basso grado al collo dell’utero, alla vulva ed alla vagina e dei condilomi genitali.
Questo nuovo vaccino, già disponibile in farmacia, potenzia le difese del sistema immunitario contro i ceppi di Papillomavirus umano ‘cattivi’ ovvero "ad alto rischio" (tipi 6, 11, 16 e 18) prevenendo l’insorgenza di tutte queste patologie.

Ma chi si può vaccinare? Le indicazioni del vaccino riguardano tutte le donne dai 9 ai 26 anni. Questo vuol dire che, chiunque si trovi in questa fascia d’età, potrà farsi vaccinare dal proprio medico, acquistando il vaccino in farmacia. La protezione totale si raggiunge con tre dosi, da somministrare seguendo un intervallo di tempo di 2 e 4 mesi dalla prima dose.

In Italia per le dodicenni il vaccino è gratuito, a questa età è raro che una bambina abbia contratto il virus, perché il contagio avviene per contatto intimo o per trasmissione sessuale. Ecco perché il Ministero della Salute ha avviato un programma di vaccinazione gratuito per le ragazze di 12 anni che saranno chiamate dalla propria ASP a vaccinarsi.


 

 

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